Premessa
Il presente documento intende esplicitare i principi con cui la Chiesa Oikos comprende il riconoscimento e l’ordinazione dei ministeri.
Il suo scopo non è definire un regolamento esaustivo, ma offrire alla comunità un quadro di riferimento chiaro, affinché il significato dell’ordinazione, le responsabilità che essa comporta e il servizio dei ministri siano compresi in modo condiviso.
La Chiesa Oikos riconosce, alla luce di Efesini 4, che è Cristo stesso a donare alla sua Chiesa i ministeri necessari alla sua edificazione e alla sua maturazione.
Per questo la nostra comunità riconosce un governo spirituale esercitato collegialmente dai ministri ordinati. All’interno di questo collegio, il ministero apostolico o il concilio degli apostoli o il suo rappresentante più anziano (inteso come esperienza di cammino cristiano) svolge una funzione di guida, di coordinamento, di discernimento e di custodia della visione della comunità, sempre all’interno della dimensione collegiale che caratterizza il governo della Chiesa.
Ogni anno il Collegio dei Ministri dedica un tempo specifico di preghiera, confronto, ascolto delle leadership locali e discernimento per riconoscere quei credenti nei quali emerge una chiamata ministeriale e che possano essere ordinati al servizio della Chiesa.
L’ordinazione non conferisce un ministero che prima non esisteva, ma riconosce pubblicamente ciò che Dio sta già formando nella vita di una persona e ciò che la comunità ha iniziato a individuare nel tempo.
Essa non attribuisce un titolo onorifico né uno status spirituale superiore rispetto agli altri credenti, ma afferma una responsabilità di servizio esercitata per l’edificazione del corpo di Cristo.
Crediamo nell’importanza del riconoscimento esplicito dei cinque ministeri per non cadere nella deriva del governo pastorale(episcopato monarchico), modello che, seppur funzionante, a nostro avviso finisce per orientare la comunità verso una unica sensibilità, tendendo ad accentrare il potere e facilitando la creazione di strutture di tipo piramidale.
L'ordinazione non è l'ingresso in una struttura di potere corporativa, ma il riconoscimento di una chiamata divina al servizio.
Per questo motivo l’ordinazione non richiede alcun giuramento di fedeltà a una persona, a una visione ecclesiale o a un’organizzazione. Rifiutiamo l'idea che un leader umano possa incarnare o sostituire l'autorità assoluta di Dio. Ogni leader, pastore, anziano, apostolo o qualunque altro tipo di ministero, è un servitore fallibile. Le "visioni" istituzionali o i piani strategici di una chiesa possono mutare con i tempi e le leadership. Il ministero è fondato sulla verità immutabile del Vangelo, non sui programmi di un'organizzazione. Un giuramento di fedeltà cieca a un'organizzazione o a un leader crea le premesse per il controllo spirituale. La trasparenza e la responsabilità nel rendere conto richiedono che il ministro risponda prima di tutto a Dio e alla comunità, sulla base delle Scritture e del suo senso di maturità e disciplina personale acquisita con lo studio profondo delle Scritture e una vita di devozione in Cristo. La nostra ordinazione non è un atto di sottomissione burocratica o personale.
Il ministero è un dono di Cristo alla Sua Chiesa; pertanto, chi viene ordinato assume un impegno sacro davanti a Dio per servire la comunità, predicare la Verità e camminare in integrità, mantenendo la propria coscienza libera da vincoli di servilismo umano. La fedeltà richiesta a ogni ministro è anzitutto verso Cristo, la sua Parola e la Chiesa universale, nella quale ogni comunità locale è chiamata a servire con umiltà.
Il discernimento ministeriale non si fonda esclusivamente sulle capacità o sui risultati, ma considera la persona nella sua interezza.
Tra gli elementi che il Collegio dei Ministri prende in considerazione vi sono:
Il ministero non rappresenta un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità che richiede umiltà, disponibilità all’ascolto e costante crescita.
Pur riconoscendo i cinque ministeri descritti nelle Scritture, la Chiesa Oikos ritiene importante non irrigidirli in classificazioni statiche. Siamo consapevoli che questa sia la nostra interpretazione delle Scritture e il nostro modo di applicarle, frutto anche di esperienze personali e bagagli culturali. Siamo consapevoli che possano esistere altre forme di governo o di impostazione ecclesiale altrettanto valide e scritturali.
Questa è dunque la nostra tradizione ecclesiologica, consapevolmente situata: una configurazione che, alla luce della nostra comprensione delle Scritture, della nostra storia e del discernimento comunitario, riteniamo particolarmente adeguata a esprimere la nostra identità e a rispondere alla vocazione della Chiesa nel contesto contemporaneo. La assumiamo pertanto con convinzione e responsabilità, senza considerarla assoluta o definitiva.
La Chiesa è il corpo di Cristo: una realtà vivente, animata dallo Spirito Santo, nella quale la crescita non avviene secondo schemi identici per tutti. Allo stesso modo, anche i ministeri si incarnano nella storia personale di uomini e donne chiamati da Dio, ciascuno con la propria sensibilità, il proprio carattere, i propri doni e il proprio cammino di maturazione.
Per questa ragione non esiste un’unica modalità di vivere un ministero.
Persone chiamate allo stesso ministero potranno esprimersi in forme differenti, con sensibilità diverse, responsabilità differenti e modalità di servizio complementari.
Due profeti non saranno necessariamente uguali tra loro.
Due pastori potranno avere approcci di cura e supporto alle persone differenti.
Due evangelisti potranno raggiungere le persone con approcci differenti.
Lo stesso vale per apostoli, dottori e per ogni altro ministero riconosciuto dalla comunità.
L’unità del ministero non nasce dall’uniformità delle persone, ma dalla comune fedeltà a Cristo e dalla comune finalità di servire la sua Chiesa.
Desideriamo educare la comunità a vedere in chi offre un servizio anzitutto la persona, alla pari di ogni altra. Il ruolo o il titolo non definiscono l'individuo, né devono essere idealizzati. Allo stesso modo, chi serve si impegna a coltivare la propria interiorità per mantenere una visione sobria di sé, evitando di alimentare dinamiche di controllo, competizione o esaltazione all’interno della comunità.
Nessun ministro può essere ridotto a un’etichetta.
Ogni persona conserva la propria unicità, la propria storia e la propria personalità, anche nell’esercizio del ministero ricevuto.
Riconoscere questa diversità significa onorare la libertà dello Spirito Santo, che distribuisce i propri doni “a ciascuno in particolare come vuole” (1 Corinzi 12,11), senza uniformare le persone né annullarne l’identità.
Desideriamo quindi evitare confronti impropri tra ministri, aspettative stereotipate o modelli rigidi che rischiano di oscurare la ricchezza con cui Dio opera nella sua Chiesa.
Come insegna l’apostolo Paolo, i ministeri non sono finalizzati al prestigio personale né alla costruzione di gerarchie, ma al servizio del popolo di Dio.
Cristo
«ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, finché tutti giungiamo all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo.» (Efesini 4,11-13)
Questa rimane la finalità ultima di ogni ministero riconosciuto dalla Chiesa Oikos: contribuire, secondo la grazia ricevuta, alla crescita dell’intero corpo di Cristo, affinché ogni credente possa maturare nella fede e tutta la comunità sia edificata nell’amore.
La Chiesa Oikos riconosce che il discernimento ministeriale è affidato al Collegio dei Ministri e rappresenta una responsabilità spirituale esercitata davanti a Dio e alla comunità.
Per questo motivo, ogni riconoscimento ministeriale sarà accompagnato da una comunicazione che ne illustri sinteticamente le motivazioni, affinché la Chiesa possa comprendere il percorso di discernimento compiuto.
Il Collegio dei Ministri riconosce che la propria autorità non è arbitraria né infallibile, ma è esercitata nella fedeltà alla Parola di Dio, nella guida dello Spirito Santo e con spirito di servizio verso la comunità.
Ogni ministro ordinato è chiamato a custodire nel tempo la propria vocazione attraverso una vita coerente, una continua crescita personale e ministeriale e frutti che contribuiscano all’edificazione del corpo di Cristo.
L’ordinazione riconosciuta dalla Chiesa Oikos riguarda il servizio ministeriale esercitato all’interno della vita della nostra comunità.
Essa esprime il discernimento che questa Chiesa compie riguardo alla chiamata di una persona e non pretende di vincolare altre comunità cristiane, così come il riconoscimento ricevuto in altre chiese non comporta automaticamente il riconoscimento ministeriale all’interno di Oikos.
Ogni comunità è infatti chiamata a esercitare responsabilmente il proprio discernimento, nella comunione della Chiesa di Cristo.
Nella nostra visione, il ministero non è un titolo statico, ma una funzione dinamica e relazionale. L'ordinazione riconosce l'autorità spirituale che Cristo ha dato al ministro, ma tale autorità si esprime e diventa efficace nella misura in cui si manifesta nel servizio e viene liberamente ricevuta e riconosciuta dalla comunità. Non governiamo per decreto istituzionale, ma serviamo per edificare il corpo, sapendo che l'autenticità di un ministero si misura dai suoi frutti e dall'impatto spirituale sulle vite delle persone.
L’ordinazione non rende irrevocabile l’esercizio di un ministero.
Pur riconoscendo che la chiamata di Dio è dono della sua grazia, l’esercizio del ministero richiede una perseveranza continua nella fede, nella vita cristiana e nel servizio.
Qualora vengano meno le condizioni spirituali, morali o relazionali necessarie all’esercizio del ministero, oppure emerga che il discernimento iniziale necessiti di essere rivisto, il Collegio dei Ministri può sospendere o revocare l'attività ministeriale , sempre attraverso un percorso di ascolto, confronto e discernimento.
Questa possibilità non rappresenta una sconfitta, ma esprime la responsabilità della Chiesa nel custodire sia la persona sia la comunità.
La Chiesa riconosce che ogni discernimento spirituale è affidato a persone che, pur cercando con sincerità la guida dello Spirito Santo, rimangono fallibili.
Per questo motivo il Collegio dei Ministri esercita il proprio compito con umiltà, nella consapevolezza che ogni decisione richiede preghiera, confronto e disponibilità a riconoscere eventuali errori ed occuparsene.
La consapevolezza della propria fallibilità non indebolisce il discernimento, ma richiama tutti a vivere il ministero con maggiore responsabilità, dipendenza da Dio e spirito di reciproca correzione.
Attitudine generale (maturità cristiana): l'integrità morale, la stabilità familiare, la capacità di autocontrollo e una vita di preghiera collaudata. È la base necessaria per qualsiasi tipo di servizio.
Attitudine spirituale specifica (il profilo del domata): è la predisposizione spirituale orientata a uno dei cinque ministeri. Lo Spirito Santo modella l'attitudine spirituale in modo diverso a seconda della funzione a cui il ministro è destinato.
3. Funzione (l'azione e l'efficacia nello spirito)
Per mostrare visivamente come questi concetti non si sovrappongano ma si completino, possiamo mapparli nel percorso del ministero:
[Attitudine & Chiamata] ➔ [Funzione nel Corpo] ➔ [Ordinazione / Ruolo] ➔ [Autorità Riconosciuta]
(Dio e l'Individuo) (Il Servizio Pratico) (La Struttura) (Il Frutto sulle Persone)
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